Cultura orientale Il fascino della cultura orientale

Da qualche anno si parla sempre più spesso di filosofie orientali: nascono tanti centri di yoga, ci si affida ad agopuntori, massaggiatori indiani…Anche la psicologia si avvicina a questo mondo:

si pensi ad esempio ad alcuni aspetti della bioenergetica oppure al modo in cui concetto della mindfulness sia entrato nel nostro vocabolario e nella nostra pratica.

Mentre volgiamo ad un’integrazione interculturale, ragioniamo su quello che sta accadendo. Questo orientamento non è semplicemente un effetto della globalizzazione, altrimenti il fenomeno sarebbe potuto emergere con questa veemenza tanto tempo fa, piuttosto sembra essere una necessità attuale di trovarsi in un mondo lontano.

Perché proprio adesso questa tendenza? La filosofia orientale inneggia al controllo di se, alla calma, all’unione tra mente e corpo tutti elementi che l’occidente in più di in una situazione ci nega. La nostra società ci obbliga sin da piccoli a fare tante cose contemporaneamente per rispondere alle svariate aspettative che gli altri e noi abbiamo su noi stessi. Sempre di corsa, ci spingiamo a dare il massimo a prescindere dalla nostra resistenza fisica e siamo proiettati verso ciò che è fuori dal nostro corpo: al successo. Soddisfazione ricercate nella conferma dell’altro, che possiamo ottenere solo nella frenesia della quotidianità.

Le nostre giornate si spezzettano in milioni di compiti da svolgere in tempi che si accavallano, in una nevrosi comune difficile da gestire. Anche il corpo risente dei nostri pensieri: persino quando ci dedichiamo alla sua cura siamo legati all’immagine che dobbiamo/vogliamo dare di noi e non alla reale salute. Persino la realtà medica, sbriciolata in centinaia di specializzazioni, spesso si prende cura della malattia e non del malato.

Interpretando questi segnali ipotizziamo che per ritrovare il nostro equilibrio, il nostro essere persone, cerchiamo rifugio in una realtà diversa, idealizzando culture che ahimè non conosciamo poi così bene.

Da i miei viaggi in Asia mi sono fatta l’idea che mentre noi occidentali usiamo la meditazione perché siamo stressati (concetto unicamente occidentale) a loro sarebbe utile concentrarsi sulla segmentazione delle competenze per muovere verso una crescita. Il fatto di non essere stressati di certo non li rende automaticamente nella “pace dei sensi”, le problematiche che devono affrontare queste popolazioni sono di gran lunga più impegnative delle nostre piccole lotte quotidiane verso il piacere, a volte persino difficili da categorizzare.

“La ricerca dell’equilibrio” è qui che si trova il benessere ce lo conferma sia l’affascinante oriente che la nostra occidentale psicologia. Mettere in pratica questo insegnamento non è semplice e nel muoversi verso l’obbiettivo dobbiamo essere consapevoli delle nostre scelte. Bisogna prestare attenzione alla motivazione che ci spinge verso un’altra filosofia, più precisamente dobbiamo domandarci se il nostro desiderio delle pratiche orientali serva per reprimere delle difficoltà su cui invece sarebbe più utile ragionare. In tal caso la filosofia non sarebbe nociva ma ci aiuterebbe fino ad un certo punto, il rischio potrebbe essere quello di allontanarci dalle nostre radici e perderci. In questa situazione sarebbe più vantaggioso l’utilizzo della psicologia in quanto, consapevole del nostro essere occidentali, conosce la nostra cultura quotidiana volgendo anch’essa verso la stessa necessità di equilibrio. La psicologia proprio a partire dai nostri desideri ci fornisce la possibilità di integrare i vari aspetti di sé, per riconoscersi e accettarsi. Una scelta non esclude l’altra, anzi per molti aspetti sono integrabili, l’importante è riconoscere l’origine dei nostri desideri in modo da scoprire che a volte non è necessario fare chilometri mentali per trovare una soluzione ai nostri problemi ma basterebbero pochi metri.

 

Dott.ssa Eleanna D'Alessandro